L'ARTE È UNA FATICA INUTILE

Claudio Benzoni

Claudio Benzoni

LA NUDA ESSENZA

Maledico Ercole, che non ebbe origine, ma balzò prepotente dalle trame del buio — tenebrosamente luminoso — per consacrarsi a ogni inutile impresa.
Maledico il figlio di Alcmena, che il mondo esalta per le sue vane fatiche, e che nell’eco della gloria si nasconde.
Maledico per sempre quel tremendo fragore che ha frastornato e terrorizzato gli uccelli della palude, laddove la sopravvivenza umana è proibita.
Ero un uccello della sconfinata laguna acquitrinosa, dal ventre impenetrabile d’acciaio; volavo insaziabile sopra quelle barriere furiose. 
Laggiù ho divorato uomini, ingoiato carni, ho ingozzato le mie stesse piume per assaporare il sudore della morte.
Alla soglia, dove si aggrumano le vittime, sono caduto in un infido tranello: il figlio di Zeus mi ha divelto dal mondo come erbaccia obbrobriosa, troncando il mio volo senza risparmiarmi lo strazio di quel metallico fragore.
Trafitto a morte, tra le orride fronde, il mio urlo ha sovrastato le acque, mentre mani fatali avvinghiavano le membra del mio margine offeso.
Incurante della mia rovina — ardito, vorace — il sovrumano mi ha deposto tra le mani dell’infido Euristeo. 
Ora, in un’ampia urna trasparente, giace la mia nuda e immobile essenza, lontano da quegli fracassanti fragori che dilaniano l’aria.

Un artista nomade

Ha operato attraverso diversi linguaggi di comunicazione artistica: illustrazione, graphic design, editoria e arte visiva. Un percorso non radicato soltanto a una produzione di forme,
ma a una posizione che prevede comunicazione e cambiamento, che appartiene alla cultura in movimento, in una casa mobile in cui sostare per ritrovarsi e da cui partire. Le sue opere si nutrono di segni che non possono definirsi nel presente perché accadono nel tempo. Segni che percorrono lo spazio dell’opera svelando il pensiero in posizione di anticipo rispetto a un codice o a un testo; segni che possiedono lo smarrimento e la determinazione che sono in ogni atto iniziale di una forma definita, di scrittura o di immagine, tanto da conservare ciò che invece queste nascondono: l’origine. Sono visioni di processi, che si manifestano nella scomposizione o “avvelenamento” della struttura anatomica delle parole fino a distruggerla, per rigenerarla: lettere contaminate, manipolate e ridotte a disegni e codici disarmonici, oltre la soglia dell’unità travolgente della parola. Sono oggetti trasparenti e luminosi che contengono forme, sepolte, ingabbiate, inaccessibili, inviolabili, come “sacri” al punto di negare il loro utilizzo. Sono simulacri ridotti, non semplificati.
Immagine 1
Uccello di Stinfalo
Uccello di Stinfalo
Uccello di Stinfalo
Uccello di Stinfalo

I partecipanti

Nessuna opera correlata trovata

Ogni incontro si configura come un dispositivo di scambio: Ercole è la soglia, il suo corpo la materia, il restauro lo sfondo. Attorno a lui si raccoglie una comunità effimera, nata dal fare, dal tentare, dal condividere. Ercole custodisce la forza di una memoria che resiste, e in questo processo la conoscenza si forma nel gesto e nella relazione.
Civico Museo Parisi Valle
Via Leopoldo Giampaolo, 1
Maccagno con Pino e Veddasca, Varese, Italia
Instagram
Firma